CampochiaroIl Territorio

Comune montano di origine medievale la cui economia, storicamente legata soprattutto all'agricoltura, ha conosciuto di recente uno sviluppo industriale. I campochiaresi sono concentrati nel capoluogo comunale, adagiato su uno sperone del Colle la Croce, ricco di faggi e di altra vegetazione, dal quale si gode la magnifica veduta del massiccio del Matese e della valle del Biferno. Nella pianura, separato dall'abitato, sorge il nucleo industriale. Il clima ha le caratteristiche di zona montana ma è addolcito dalla felice esposizione; il territorio ha un aspetto vario: a settentrione è dolce e pianeggiante; a meridione si presenta invece aspro e montuoso, con altezze che vanno dai 1.400 metri del monte Civitavecchia ai 1.555 del monte Guado della Borea. In questa zona si aprono gli ingressi del Pozzo della Neve e di Cul di Bove, due profonde cavità che raggiungono le viscere della montagna. Lo stemma raffigura i tre monti a ridosso dell'abitato, detti "Torrette" per la presenza di altrettante torri di guardia in età sannita, sovrastati da un sole splendente.

Situato alle falde del Matese, nella zona delle sorgenti del Biferno, si inserisce tra i confini dei comuni di Guardiaregia, San Polo Matese, Vinchiaturo, Baranello e della provincia di Caserta. A circa tre chilometri dall'abitato corre il tracciato della strada statale 17 Appulo-Sannitica, uno dei principali assi viari della regione, che permette facili collegamenti con il capoluogo regionale e con le principali reti di traffico; vicina anche la statale 647 Fondo Valle del Biferno che conduce alla costa adriatica. L'autostrada del Sole A1 si imbocca ai caselli di San Vittore, verso nord, a 75 chilometri, e Caianello, verso sud, a 81; la stazione ferroviaria, posta lungo la linea Campobasso-Vairano, dista quattro chilometri dall'abitato. Per i collegamenti aerei si utilizzano l'aeroporto di riferimento, posto a 141 km, o le strutture dello scalo intercontinentale "L. da Vinci" di Roma/Fiumicino, distanti 241 km; i traffici marittimi fanno invece riferimento al porto mercantile, distante 146 km. Fa parte della Comunità montana Matese. Per le strutture burocratico-amministrative e per i servizi deve rivolgersi a Campobasso e a Boiano; è a sua volta un polo di attrazione della manodopera impiegata nella aziende dell'agglomerato industriale presente sul suo territorio.

Storia

Il suo nome deriva da "Campus clarus", significa pianura soleggiata e deriva probabilmente dalla particolare posizione del territorio. E' l'unico comune della provincia ad essere menzionato negli annali di botanica per merito dello studioso francese Tournefat che, inviato da Luigi XIV a compiere ricerche botaniche, trovò sul Matese una pianta della famiglia delle scrofulariacee cui dette il nome di "Veronica Campiclarensi". L'origine dell'attuale comunità risale al Medioevo ma l'area fu quasi certamente teatro di insediamenti italici, di cui restano inconfondibili tracce. Agli inizi del Medioevo le vicende storiche del comune coincidono con quelle di Boiano; nel 1268 passò in feudo a Giovanni d'Alneto al quale poi succedettero i d'Evoli, i Gambatesa, i Caracciolo e i Pandone, signori anche di Venafro. Per ultimo fu posseduta dalla famiglia Mormile che la dominò per oltre un secolo e mezzo, fino alla fine del feudalesimo. Nel patrimonio storico-architettonico spicca il tempio italico riportato alla luce in località Civitella, del quale si possono ammirare le principali strutture; resti di tombe risalenti al VII-VIII secolo d.C. sono stati rinvenuti nella pianura. Nel centro abitato si trovano la chiesa di Santa Maria Assunta e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, in origine dedicata a S. Marco Evangelista.